Evento > Donatello e la sua lezione

DONATELLO E LA SUA LEZIONE Riflessioni su scultura e oreficeria nella Padova tra Quattrocento e Cinquecento
 
La conferma, dopo il restauro, dell’attribuzione di una nuova opera a Donatello, la Croce della chiesa di Santa Maria dei Servi, oggetto di valorizzazione al Museo Diocesano, offre l’opportunità ai Musei Civici, attraverso una selezione di opere di Donatello, Bartolomeo Bellano, Giovanni de Fonduli, Andrea Briosco e Severo da Ravenna da civiche collezioni, da chiese della città e qualche pezzo di provenienza privata, di aprire alcune riflessioni sulla presenza del maestro a Padova e sulla sua influenza sulla cultura artistica locale. Gli artisti che a lui si rifecero trattarono marmo, terracotta, bronzo, con una spiccata preferenza per la plastica.
Egli giunse a Padova nel 1443-1444 e vi rimase per un decennio. Nel fare della città uno dei centri principali del Rinascimento, caratterizzò il suo stile secondo un naturalismo talora rude segnato da una componente ancora tardogotica. La sapienza prospettica gli permetteva di risolvere problemi spaziali con pari abilità rispetto alla pittura, mentre dava prova di virtuosismo nel recupero di temi della classicità, in particolare gli aspetti espressionistici e l’horror vacui del tardo antico.
Fra gli allievi fu un padovano, Bartolomeo Bellano, nato verso il 1437-38 ed entrato giovanissimo nella bottega, a seguire il maestro a Firenze, a collaborare alle sue ultime opere e a concluderle insieme a Bertoldo di Giovanni. Nei rilievi con le storie bibliche per il presbiterio di Sant’Antonio, fusi nella seconda metà degli anni ottanta, esibisce la sua abilità nel narrare episodi di carattere corale. Di difficile lettura nella loro collocazione mostrano, all’osservazione ravvicinata possibile in mostra, il personale e altissimo livello raggiunto nella maturità.
A seguito della presenza di Donatello si assiste a Padova a una consistente produzione di terrecotte. Emerge la bottega dei de Fonduli, Giovanni e Agostino. La bella statua di San Giovanni è testimonianza della formazione di una comunione di linguaggio  che coinvolge anche l’attività del più grande artista del bronzo dell’Italia del nord, Andrea Briosco detto il Riccio (1460-1532). Fu proprio lui a completare il monumento Roccabonella lasciato interrotto dal Bellano. Di quest’epoca è la Madonna della Ca’ d’Oro di Venezia. I suoi modelli dalla matrice espressionistica approdano a una precisione antiquaria e classicista, che trova poi riscontro nelle terracotte con di San Canziano, San Girolamo e Sant’Agnese (o Canzianella) della chiesa di San Canziano a Padova, che proseguono un progetto avviato già dal Bellano con la statua di Sant’Anna.
Il primo decennio del Cinquecento fu il momento nel quale più stretto dovette essere il rapporto del Riccio con Severo da Ravenna, ideatore e diffusore di una notevole quantità di soggetti classici, con lui iniziatore della produzione di piccoli manufatti in bronzo. Tra il 1520 e il 1530 vengono collocati alcuni capolavori in terracotta policroma quali la Madonna della Scuola del Santo e la Testa di Madonna del Museo padovano, nelle quali si perpetua la forte presenza di elementi tratti dallo studio dell’antichità classica.
Della fase estrema, 1530, è il gruppo con il quale si conclude questa parte dell’esposizione, il Compianto in terracotta per la chiesa di San Canziano, del quale su presentano due delle Marie piangenti. Nell’accostarsi agli esempi di Guido Mazzoni il Briosco coniuga alla sensibilità per il colore un accademismo levigato: larghi piani definiti nel chiaroscuro grazie a profonde incisioni approdano a un effetto di patetismo drammatico.
L’influsso di Donatello si manifestò anche nelle arti applicate e in particolare nell’oreficeria. Negli spazi per esposizioni temporanee di Palazzo Zuckermann si espone una importante selezione di oreficerie sacre del Quattrocento e del Cinquecento, reliquiari e oreficerie a uso cultuale eccezionalmente prestate dal tesoro del Santo.


 


ULTERIORI INFORMAZIONI OPERATIVE
Musei Civici agli Eremitani, piazza Eremitani 8
tel. +39 049 8204551
orario: tutto l'anno 09:00-19:00
Palazzo Zuckermann, corso Garibaldi 33
tel. +39 049 8205664
orario:tutto l'anno 10:00-19:00
chiusura: tutti i lunedì non festivi
Ingresso: intero euro 10.00; ridotto euro 8.00 per gruppi di almeno 10 persone e giovani dai 18 ai 25 anni
musei@comune.padova.it
http://padovacultura.padovanet.it/it/musei

Per raggiungere Palazzo Zuckermann, i Musei Civici e la Cappella degli Scrovegni
dalla stazione FF.SS.: autobus 3/10/12 (nei giorni festivi 42), metrotram;
in auto e pullman: uscita autostrada Padova Est, parcheggio Fiera,parcheggio della Pace ex piazzale Boschetti; uscita autostrada Padova Sud e Ovest, parcheggi Prato della Valle con servizio minibus per il centro città, via Valeri (laterale di via Trieste), piazza Insurrezione.
 
  • piazza Eremitani 8
    Padova (PD)
  • corso Garibaldi 33
    Padova (PD)

COMUNE DI PADOVA - SETTORE MUSEI E BIBLIOTECHE


Il complesso dei Musei Civici comprende il Museo Archeologico e la Pinacoteca del Museo d’Arte, la Cappella degli Scrovegni, Palazzo Zuckermann (Museo Bottacin e Museo d’Arti Applicate e Decorative) e si configura come una vera e propria cittadella museale, che si snoda intorno all’anello dell’Arena Romana di Piazza Eremitani. Il complesso, oltre a conservare le collezioni permanenti di proprietà civica, è sede di manifestazioni culturali, mostre temporanee, concerti, convegni, presentazioni.
Contatti Aziendali
via Porciglia 35
35121 - Padova (PD)
+39 049 8204513 padovacultura.padovanet.it/musei
Ulteriori informazioni
Il Complesso dei Musei Civici ha le sue origini nel nucleo di opere d'arte che erano anticamente poste a decorazione della sede civica. A seguito dell'ufficiale istituzione del 1857, arrivarono raccolte di libri, dipinti, sculture, collezioni di arti applicate che documentano, attraverso i materiali, la storia di Padova dalle origini ai nostri giorni. Dal 1985 la sede è stata trasferita nei chiostri dell'ex convento degli Eremitani, restaurati su progetto di Franco Albini.
Il primo nucleo del Museo Archeologico risale alla raccolta lapidaria disposta nelle logge del Palazzo della Ragione (1825). Il percorso espositivo inizia dall'epoca preromana, con reperti datati dall'VIII al IV-III sec. a.C. Unica per importanza è la serie di stele funerarie venetiche, tra cui spiccano quelle di Camin e di Ostiala Gallenia. Ricchissima la sezione romana con il bellissimo busto di Sileno, il raffinato cippo della giocoliera e mima Claudia Toreuma, la monumentale edicola dei Volumnii; numerosi i mosaici. Nelle sale egizie spiccano le due statue della dea Sekhmet. Altre salette sono riservate ai materiali greci, etruschi, italioti e l'importante raccolta di vasi greci e apuli donata da C. Casuccio. Nel chiostro sono esposte le testimonianze architettoniche d'età romana.
Il Museo d’Arte, formatosi a partire da fine ‘700, vanta un patrimonio di circa tremila dipinti e offre una panoramica della pittura veneta dall’inizio del ‘300 al ‘900. Vi figurano opere di Giotto, Guariento, Bellini, Giorgione, Tiziano, Romanino, Bassano, Veronese, Tintoretto, Strozzi, Piazzetta, Tiepolo, ma anche dipinti di artisti stranieri, soprattutto fiamminghi e olandesi. Il Lapidario raccoglie frammenti architettonico-decorativi provenienti da Padova e dal territorio. Ricca la collezione di sculture dal Trecento al Settecento, con opere di Briosco, dei Lombardo, di Canova e l’importante raccolta di bronzetti, arte in cui Padova eccelse nel Rinascimento.
Parte integrante del percorso museale è la Cappella degli Scrovegni. Nell'anno 1300 Enrico Scrovegni, acquistò la zona dell'Arena Romana per farvi costruire il suo palazzo. A fianco volle edificare una cappella dedicata alla Vergine in suffragio dell'anima di suo padre Reginaldo, l'usuraio ricordato da Dante nel Canto XVII dell'Inferno. Dopo averlo conosciuto probabilmente nel cantiere della Basilica di S. Antonio, lo Scrovegni commissionò la decorazione murale della cappella a Giotto, che vi lavorò dal 1303 al 1305. Gli affreschi coprono completamente le pareti e la volta dell'edificio, narrando gli episodi della vita di Maria e di Cristo. Il soffitto è azzurro trapunto di stelle; lo attraversano tre fasce decorative con le figure dei profeti. Nella parte bassa è imitato un basamento di lastre di marmo; entro nicchie i Vizi e le Virtù. Sopra la porta d'ingresso si trova il Giudizio Universale. Il crocefisso che un tempo completava la decorazione della Cappella, oggi si può ammirare in una sala del Museo Civico. Sull'altare statue di Giovanni Pisano.
La Sala Multimediale ospita un percorso in cui si susseguono postazioni multimediali di realtà virtuale, filmati e  ricostruzioni reali. Il visitatore può immergersi totalmente nel mondo trecentesco e nella pittura di Giotto e soddisfare ogni curiosità relativa al grande maestro toscano, alla sua opera, al contesto in cui ha operato. Il progetto viene anche incontro alla necessità di regolare i flussi di visita alla Cappella in vista della salvaguardia degli affreschi.
Palazzo Zuckermann fu progettato dall’architetto milanese Aroso negli anni che precedono il primo conflitto mondiale, in stile ancora ottocentesco, su incarico dell’industriale Enrico Zuckermann. Prospiciente il complesso dei Musei Civici, ospita al piano terreno e al primo piano le collezioni di arti applicate e decorative e, al secondo piano, il Museo numismatico Bottacin.
 
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