Evento > Grisha Bruskin. Alefbet: alfabeto della memoria

GRISHA BRUSKIN. ALEFBET: ALFABETO DELLA MEMORIA Per la sua prima esposizione a Venezia Grisha Bruskin, uno dei più importanti artisti russi viventi, apprezzato e riconosciuto a livello internazionale almeno dalla metà degli anni ’80, ha scelto il progetto “Alefbet”: un misterioso alfabeto costituito da 160 personaggi: angeli, demoni, uomini…
 
Alefbet è una rassegna di eccezionale impatto visivo, che non potrà lasciare indifferente il visitatore, accompagnato e coinvolto nel percorso da una serie di originali apparati multimediali.
Cinque grandi arazzi (2,80m x 2,10) ne rappresentano il cuore, cui si giunge esaminando in precedenza i disegni preparatori dell’artista, i gouaches e 6 straordinari dipinti, ossia le diverse tappe in cui si è articolato questo complesso e affascinante “archivio del segno”.
 
Grisha Bruskin (Grigory Davidovich Bruskin) nasce a Mosca nel 1945. Alla fine degli anni ‘50 scopre nella tematica ebraica un soggetto del tutto nuovo per la realtà sociale e l’arte sovietica, dato che in URSS mancava in modo categorico una qualsiasi forma di vita ebraica quotidiana e religiosa. Bruskin vi giunge in maniera indiretta: proveniva infatti da una famiglia ebrea, di scienziati, lontana però da problematiche religiose. La sua comprensione dll’ebraicità avviene attraverso i libri e i racconti dei parenti. Un’esperienza che si configura come una vera e propria “ricostruzione” archeologica, che lo conduce a uno stile particolare e originalissimo, in cui i frammenti di un passato perduto e riafferrato sembrano scaturire, almeno inizialmente, da una specie di carnevale pittorico un po’ fiabesco, ricco di motivi allegorici e simbolici ma anche surrealisti.
 
Una vera rottura, si registra negli anni ‘80 quando Bruskin comincia a frequentare i maggiori esponenti della Soc Art, Prigov, Orlov, Lebedev. Da questo momento il suo stile cambia, e da un primitivismo un po’ ornamentale giunge a una maniera asciutta che assume il sembiante plastico dai poster sovietici. L’interesse di Bruskin per la produzione ideologica sovietica nasce di sicuro in seguito alle frequentazioni con i soc-artisti, ma mentre Orlov guarda alla monumentalità del regime, Bruskin è più attratto dalle statue più modeste di pionieri, soldati e lavoratori che abbellivano facciate e parchi al tempo di Stalin. Il tema ebraico non viene dimenticato, anzi rimane in parallelo alla problematica sovietica.
Le sua prime mostre personali, nel 1983 e 1984, vengono chiuse pochi giorni dopo l’inaugurazione per ordine del Partito comunista. La sua prima mostra non censurata, L'artista e la contemporaneità, apre al pubblico nel 1987 a Mosca. Qui viene esposto il suo Fundamental’nyj leksikon (1986), una specie di grammatica bruskiniana, origine e sintesi di tutta la sua lingua. In quella circostanza Bruskin - con il suo linguaggio nitido e i suoi quadri finemente dipinti – si affermò come l’artista più importante della perestrojka.
Fu un momento molto importante perché una parte dell’opera fu acquistata dal famoso regista Milos Forman, invitato ufficialmente da Gorbacev, e in questo modo cadde il divieto di esporre arte non ufficiale in URSS. Dopo un anno Fundamental’nyj leksikon ebbe un ruolo fondamentale per il mercato dell’arte russa. A un’asta diventata famosa di Sotheby’s venne venduto infatti per 200.000 sterline. Comincia così il “boom” russo: Bruskin si trasferisce a New York e inizia ad aumentare il formato delle figure di Fundamental’nyj leksikon, che divengono sculture monumentali, ma in seguito anche statuette di porcellana e poi arazzi.

Il progetto “Alefbet” è una parte essenziale di questo lungo e complesso macrotesto bruskiniano. Una sintesi densissima, che fa memoria della millenaria tradizione ebraica del Talmud e della Kabbalah nel momento stesso in cui la rivela come possibile e permanente chiave di lettura simbolica della nostra storia e del nostro presente.
Un alfabeto “cucito”, materico. Un archivio che si fa testo.

Oggi l'artista vive e lavora a Mosca e New York.
 


ULTERIORI INFORMAZIONI OPERATIVE
La mostra, in collaborazione con il Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) di Ca’ Foscari, ed è curata da Giuseppe Barbieri e da Silvia Burini.
Catalogo Terra Ferma, con saggi di Evgenij Barabanov, Giuseppe Barbieri, Grisha Bruskin, Silvia Burini, Boris Groys, Michail Jampolskij.
Apparati multimediali realizzati in collaborazione con CamerAnebbia-Milano di Marco Barsottini.

Sede della mostra: Fondazione Querini Stampalia, Venezia, Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252
Date: dal 12 febbraio al 13 settembre 2015
Apertura al pubblico: da martedì a domenica con orario 10-18
Chiuso il lunedì
Ingresso: libero, previo ritiro del biglietto omaggio presso la biglietteria della Fondazione.

 
  • Fondazione Querini Stampalia, S. Maria Formosa, Castello 5252
    Venezia (VE)

FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA ONLUS


La Fondazione Querini Stampalia è sede di una Biblioteca di carattere generale, aperta fino a mezzanotte e nei giorni festivi, e di un Museo dove mobili e opere d’arte dal XIV al XX secolo, tramandano l’atmosfera della dimora patrizia.
Al piano terra del palazzo cinquecentesco l'area restaurata nel 1963 da Carlo Scarpa e gli interventi recenti di Mario Botta definiscono il profondo rinnovamento della sede.
Una struttura unica, che offre spazi funzionali a iniziative culturali e ad eventi speciali.
 
Contatti Aziendali
S. Maria Formosa, Castello 5252
30122 - Venezia (VE)
+390412711411 www.querinistampalia.org
Ulteriori informazioni
Palazzo Querini Stampalia, a pochi passi da Piazza San Marco, è considerato uno dei più interessanti complessi architettonici di Venezia.
La sua storia è legata alle vicende della famiglia Querini Stampalia e, in particolare, al suo ultimo discendente, il Conte Giovanni che nel 1868 lascia in eredità alla città di Venezia l'intero patrimonio familiare: i beni mobili e immobili, le collezioni artistiche e quelle librarie, affinché divengano di uso pubblico.
Nel suo testamento stabilisce, a questo scopo, la creazione di un'istituzione che promuova "il culto dei buoni studj, e delle utili discipline" aperta il più possibile, ma in particolar modo quando le altre realtà culturali cittadine sono chiuse.
Nel 1869, alla sua morte, il Palazzo diventa sede della Fondazione. Vi sono allestiti la Biblioteca, il Museo e un'area per esposizioni temporanee.
 
La Biblioteca è di carattere generale e mette a disposizione del pubblico circa 350.000 volumi, di cui 32.000 direttamente accessibili nelle sale, aperte  fino a notte tarda e anche nei giorni festivi. Tra le sue raccolte il nucleo più antico è costituito da manoscritti, incunaboli e cinquecentine, atlanti e carte geografiche, che insieme all’archivio privato della famiglia Querini Stampalia forniscono agli studiosi preziose testimonianze storiche.
Al piano nobile la Casa Museo, con mobili settecenteschi e neoclassici, porcellane, biscuit, sculture, globi e dipinti dal XIV al XX secolo, per lo più di scuola veneta, tramanda l’atmosfera della dimora patrizia tra specchi e lampadari di Murano e stoffe tessute su antichi disegni. Un viaggio nella storia dell'arte veneziana, dal Rinascimento di Giovanni Bellini al Settecento di Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi, Gabriel Bella.

Le architetture di Carlo Scarpa, Valeriano Pastor e Mario Botta sono i segni del contemporaneo più evidenti nella struttura cinquecentesca del Palazzo, dove il confronto tra i diversi linguaggi e la contaminazione tra le varie forme artistiche sono quotidianamente ricercate nelle proposte al pubblico.
Carlo Scarpa, realizza tra il 1959 e il 1963 l'ormai celebre restauro di parte del piano terra, che si basa su un misurato accostamento di elementi moderni e antichi e su una grande maestria nell’usare materiali cari al gergo veneziano. Scarpa disegna il ponte, l’entrata con le barriere di difesa dalle acque alte, lo scalone nobile fino al primo piano, il portego e il giardino.
Fra il 1982 e il 1997 Valeriano Pastor progetta opere di consolidamento e di riorganizzazione generale, ma anche interventi specifici. Nella cura del dettaglio di una porta, di un passaggio coperto, c’è l’assimilazione dell’esempio di Carlo Scarpa, rivisitato e restituito in modo originale. Snodo di questo riassetto è il corpo di collegamento, ricavato nel vano di una scala ottocentesca in disuso. L’inserto architettonico di Pastor conferisce l’unità necessaria al complesso articolato della Fondazione.
L'architetto ticinese Mario Botta ha progettato la nuova area di servizi intorno a una suggestiva Corte coperta. Su questa si aprono le salette della Caffetteria e si affacciano le vetrine del Bookshop. Dalla Corte si accede all’Auditorium, che completa la realizzazione di questa struttura unica, complessa e flessibile, dove sale antiche accanto a spazi modernamente attrezzati offrono una cornice stimolante per lo studio individuale e le iniziative culturali.
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