Evento > “Dalla Terra al Fuoco: la tecnologia ceramica degli antichi Veneti”

“DALLA TERRA AL FUOCO: LA TECNOLOGIA CERAMICA DEGLI ANTICHI VENETI” Giovedì 21 maggio alle ore 20,15 in auditorium comunale di via roma a oppeanoil dott. Massimo Saracino analizzerà i ritrovamenti in ceramica degli antichi Veneti. Le serate culturali organizzate dal Comune di Oppeano proseguono poi giovedì 21 maggio col relatore dott. Massimo Saracino, archeologo e dottore di Ricerca in Beni Culturali e Territorio dell’Università di Verona, che presenterà il suo volume, edito lo scorso anno, dal titolo: “Dalla Terra al Fuoco: la tecnologia ceramica degli antichi Veneti”. Il dott. Massimo saracino sarà affiancato dal professor Gianpaolo Romagnani, Direttore del Dipartimento Tesis dell’Università di Verona, e dalla dott.ssa Federica Gonzato, della Soprintendenza Archeologica del Veneto. Il libro “Dalla Terra al Fuoco: la tecnologia ceramica degli antichi Veneti” narra degli scavi condotti in località ex-Fornace di Oppeano da parte dell'Università di Verona e della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e lo studio archeometrico della produzione ceramica, condotto in collaborazione col Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova. Essi rappresentano infatti il leitmotiv del libro, il cui intento è quello di mostrare l'evoluzione della tecnologia ceramica degli antichi vasai Veneti: dal Bronzo fino lla II età del Ferro (X-III sec. a.C. circa). La ricognizione e rilettura degli studi archeometrici e dei ritrovamenti di indicatori della produzione vascolare, rinvenuti soprattutto negli abitati e più raramente nelle necropoli del territorio tradizionalmente ascritto agli antichi Veneti, ha evidenziato l'organizzazione di tale pirotecnologia: dal reperimento delle materie prime, alla preparazione degli impasti, alla modellazione, alla cottura e distribuzione dei prodotti ceramici. I frammenti analizzati sono stati cronologicamente suddivisi in tre macro periodi (età del Bronzo finale, inizio della I età del Ferro e VI-V sec. a.C.), permettendo di riconoscere un differente modus operandi degli artigiani locali e scambi commerciali. Lo studio tipologico e culturalmente contestualizzato delle due fornaci del V sec. a.C., scoperte nel medesimo sito dalla Soprintendenza, ha inoltre fornito utili elementi di inquadramento di tale manifattura, sottolineando un'interessante evoluzione tecnologica e socio-economica. Alcuni di essi sono conservati nelle bacheche del museo archeologico di Oppeano che trova ora spazio in municipio. I reperti sono visibili in orario di apertura degli uffici comunali, dal lunedì al sabato dalle ore 8 alle 12,30 e il martedì anche dalle ore 16 alle 18. Si ricorda alla cittadinanza che l’ingresso alle serate culturali “Oppeano e le scoperte archeologiche” è libero e gratuito. La cittadinanza è invitata a partecipare numerosa.
La cultura è una delle tematiche affrontate anche nei padiglioni Expo 2015, dato che l'Italia è il Bel Paese ed è ricca di ritrovamenti archeologici.


ULTERIORI INFORMAZIONI OPERATIVE
L'auditorium comunale Don Remo castegini, inaugurato lo scorso anno, si trova nelle vicinanze della parrocchia. E' una ex chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli. Lo spazio è accogliente e le macchine possono essere parcheggiate nelle vicinanze in via Roma oppure al parcheggio di piazza Marcolongo vicno alle poste o davanti al municipio in piazza Altichieri. la zona è ricca di agriturismi e bar.
  • via roma
    oppeano (VR)

COMUNE DI OPPEANO


Oppeano si trova inserito nella direttrice di importanti vie di comunicazione stradale che consentono un’agevole mobilità delle persone e delle merci, quali la S.S. 434 “Transpolesana” e la futura “Mediana” di collegamento del casello di Nogarole Rocca dell’autostrada del Brennero con il casello di Soave dell’autostrada Brescia-Padova. Tale viabilità ha determinato (e determinerà ancor più negli anni) un forte impulso urbanistico.
Contatti Aziendali
piazza gilberto altichieri, 1
37050 - oppeano (VR)
+390457139238 www.comune.oppeano.vr.it
Ulteriori informazioni
Le origini del paese sono remote: nel nostro territorio presero stanza popolazioni di provenienza ignota, forse risalenti all'età neolitica (fine III millennio a.C.) e a quella del Bronzo (II millennio). In quelle epoche si sviluppò nel veronese la civiltà dei palafitticoli: tracce delle loro abitazioni, con utensili di pietra e terracotta, sono state trovate nelle ricche torbiere di Vallese e Feniletto alla fine dell'800 e agli inizi del 900. A Feniletto è stata anche ritrovata una palafitta, che probabilmente sorgeva in una zona boscosa al largo di un ampio stagno, posta su pali di quercia e castagno e munita di una lunga passerella pure su pali che la collegava al terrazzo alluvionale depositato dal fiume Adige, del cui passaggio i dossi portano tutt'ora testimonianza. Molto più importanti e ricchi sono i segni lasciati dalla civiltà Atestina, che dall'Adige prende il nome: i sepolcreti ritrovati alla Montara, alle Franchine e a Ca' del Ferro sono i ritrovamenti più importanti dopo quelli di Este. Gli Atestini bruciavano i cadaveri dei defunti, ne raccoglievano le ceneri e le conservavano in olle funerarie, che per lo più venivano a loro volta racchiuse in vasi di terra variamente decorati con oggetti cari al defunto, quali aghi, anelli, amuleti, fibule, cinturoni in bronzo, punte di freccia e pugnali. Il cimelio più prezioso che reca lustro al Comune è comunque “l'Elmo di Oppeano”, ritrovato in località Montara e custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: si tratta di un assai curioso copricapo bronzeo in forma conica, decorato esternamente con punzonature raffiguranti cavalli e uno strano quadrupede. Anche nel SIC (Sito d’Interesse Comunitario) della “valle”, ovvero la vasta ed umida bassura che delimita l'espansione settentrionale dell'abitato odierno, sono stati ritrovati numerosi insediamenti palafitticoli paleoveneti, custoditi ora in vari Musei italiani e, in piccola parte, nel locale Museo Civico.
Il nome Oppeano deriva, secondo citazioni risalenti alla fine del IX secolo d.C., da “Opdanum”, oppure “Oppidanum”, oppure “Castropedanum” (rimandi all’idea di borgo fortificato) o da “Eupedanum” (che suggerisce ai grecisti l’idea di bella pianura comodamente abitabile). Nel Medioevo il nucleo del capoluogo era formato dal campanile romanico della Pieve e dalla Torre di Ezzelino agli angoli e dalla Torre Civica al centro della Piazza: un profilo caratteristico che successivamente, in epoca veneziana, si costella di complessi architettonici di rilevanti dimensioni, quali le corti rurali, che ancor oggi emergono qua e là tra le terre appena seminate e talvolta anche in centro paese. Parallelamente a queste imponenti emergenze architettoniche si hanno i minuti affioramenti di capitelli disseminati nelle contrade, che affiancano gli oratori privati di qualche corte, segni delle religiosità assieme alle Chiese Parrocchiali, sentimento che si perpetua ancor oggi nelle sagre dei paesi, commistione di elementi sacri ed elementi popolari che nel loro intrecciarsi costituiscono lo spirito della festa. Dopo gli Scaligeri e la breve parentesi viscontea, il territorio oppeanese rimase quasi ininterrottamente per 4 secoli sotto la giurisdizione veneziana (1405 – 1797). 
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